Intervista a CARLOS BRANCA regista teatrale

Arriva al corso di teatro al Club Bolognesi accompagnato dalla moglie. Non parla bene l'italiano e lei come sempre lo aiuta a formulare le parole più difficili. Due baci e comincio l'intervista.

Da dove viene Carlos Branca?

Viene dal sud del mondo… l'Argentina. Da Buenos Aires.

Quindi vivi tra…

… tra la terra della fine del mondo e il centro dell'Europa: Bologna. Ma adoro Ferrara e la sua gente.

Come sei arrivato al teatro?

Sono approdato al teatro a 3 anni. Il mio primo ricordo risale a quando mi divertivo, a casa, a far finta di celebrare la messa su una sedia. Poi ho un ricordo legato alla televisione. Guardavo Marcel Marceau, il mimo con quella faccia bianca, fare tutti quei gesti … avevo una gran paura. Ma la paura mi dava anche una gran voglia di provare a imitarlo. Volevo inoltre far contenta la famiglia, in particolare mio padre. Io vengo da una famiglia di orginine calabrese. Sono nato in argentina ma nelle mie vene scorre sangue calabrese e lo dico con grande orgoglio. Mio padre dunque voleva vedere il proprio figlio laureato, e per farlo contento mi sono preso una laurea in giurisprudenza, ma fin  dall’età di 18 anni ho frequentato anche scuole di teatro, che è da sempre la mia vera passione. Tutto dunque è iniziato come hobby, e ora è la mia professione.

Quindi hai cominciato come attore di teatro …

Certo.

Poi so che hai fatto cose di grande valore.

Si. Mi piaceva fare l'attore, ma mi piaceva di più la pedagogia, quindi mi è venuta una gran voglia di fare il maestro di teatro. Mi piaceva da pazzi fare il regista. Perché se faccio l'attore sono nella pelle di un personaggio, ma se sono il regista sono nella pelle di 10 personaggi. Amo molto il lavoro di equipe. E' per me come una famiglia. Ho rappresentato nel mio paese circa 30 opere di teatro di prosa. Qualcuna con un buon successo e altre con poco successo: ma in entrambe i casi mi ritengo fortunato, perché anche nell’errore mi trovo a mio agio: imparo comunque qualcosa. Poi ho studiato alla scuola di regia al teatro Colon che è il teatro più grande del mondo. Regia di opere liriche.

E adesso cosa stai facendo?

Cosa sto facendo ora? Adesso ho una scuola qui a Ferrara, la Compagnia Teatrale «Progetto Mayhem», una scuola a Bologna, e sto realizzando 2 opere di prosa. Il progetto più importante di quest'anno è un'opera lirica che sto realizzando insieme a Louis Bacalov, quello che a vinto l'oscar per la miglior colonna sonora con Il postino. La prima rappresentazione sarà il 21 ottobre, in Argentina. Sto lavorando anche ad altre 2 opere, una su Carlo Gardel che si farà a Buenos Aires, e un'opera di Tulus, che verrà rappresentata il prossimo anno al Teatro Massimo di Palermo. Sto lavorando anche ad un'opera su Che Guevara. Presto anche al Club Bolognesi di Ferrara con la compagnia locale faremo un'opera che si titola Il secondo girone. Parla di un dongiovanni che arriva all'inferno.

Cosa vorresti dalla nuova compagnia di Ferrara?

Sono molto contento di questo gruppo, è molto compatto ed eterogeneo. Quello che voglio da loro è fare una compagnia che rappresenti il «Progetto Mayhem» e quindi questa città nelle altre parti d'Italia e, perché no, del mondo. Questo è quello che voglio da tutte le mie scuole. La gente deve fare teatro perché il teatro è vita.

Una persona di teatro cui ti senti molto vicino?
 
Tu (Ridiamo smodatamente)

Qual è il tuo piatto preferito?

Gli spaghetti alla Rosanna Pavarini…. Come li fa mia moglie.

Il film che adori?

Titus Androginus, con Anthony Hopkins

Cosa vorresti leggere sulla tua lapide?

(ridiamo sguaiatamente) Scusate… qui ho molta paura. Perché il teatro si fa per esorcizzare la morte, sai? Per allontanarla.